Cattiva digestione: tutto quello che devi sapere

Sono tanti fattori che possono sballarti la digestione e farti piegare in due (e non dalle risate). Tutto quello che devi sapere per essere sempre in forma, dalla bocca in giù.

Sarà un caso, ma negli ultimi anni abbiamo speso quasi il 30% in più in farmaci contro i disturbi digestivi. La spesa per antiulcera e antiacidi è raddoppiata rispetto agli anni 70, e le confezioni vendute sono aumentate del 15%. Cosa sta succedendo? Facciamo sempre più fatica a digerire?

Niente di tutto questo. Le patologie del tratto digerente non sono aumentate, ma è cambiato il modo di diagnosticarle: i progressi della medicina hanno reso più semplice evidenziare alcuni di questi disturbi, agendo su di essi sia in termini di prevenzione sia di cura. Ecco qui di seguito quelli che ci fanno penare di più.

Tre flagelli

Uno degli organi più vulnerabili è lo stomaco, sede delle prime fasi della digestione. I disturbi più diffusi in questo tratto sono l’ulcera gastrica, il reflusso gastroesofageo e la dispepsia. L’ulcera negli ultimi anni sta diminuendo: ne è stata scoperta la causa (l’Helicobacter pylori, un batterio normalmente presente nello stomaco), quindi è più facile curarla. Eliminato il batterio, infatti, si guarisce. Sempre più diffuso invece è il reflusso gastroesofageo, che riguarda soprattutto le persone di età superiore ai cinquant’anni. Provoca bruciori di stomaco, dolore dietro lo sterno, difficoltà a deglutire e rigurgiti acidi. Chi ne soffre deve evitare cioccolato, menta, alcol e il fumo, non coricarsi subito dopo pranzo e in generale dormire con la testa un po’ rialzata.

C’è poi un insieme di disturbi indicato con il termine dispepsia: riguarda 1/3 della popolazione e si manifesta in vari modi, ma non è riconducibile a una causa specifica. Il trattamento dipende dal tipo di disturbo prevalente: sarà il medico a prescrivere la cura più adatta. In caso di dispepsia in genere non è necessario sottoporsi a gastroscopia o altri esami specifici. Non allarmati, però, ogni volta che avverti un leggero mal di stomaco, conseguenza magari di un pasto abbondante o di un periodo di stress. Meglio farsi visitare in presenza di sintomi più seri: forte perdita di peso, anemia e feci nere.

Dopo lo stomaco, l’altro grande problema degli italiani è l’intestino, l’organo che assorbe le sostanze nutritive. I disturbi che lo riguardano sono principalmente di tre tipi: funzionali, infiammatori e neoplastici. Gli ultimi sono i più seri e perlopiù non presentano sintomi: secondo le più recenti statistiche riguarderebbero circa 79 persone ogni 100.000 abitanti. I disturbi di tipo funzionale, come l’intestino irritabile, la diarrea funzionale o la stitichezza sono quelli più diffusi: ciascuno di noi ne ha sofferto almeno una volta nella vita per un periodo più o meno lungo.

Mangia variato

Le malattie infiammatorie come la colite ulcerosa e il morbo di Crohn sono sicuramente meno comuni ma colpiscono soprattutto i giovani. La prima provoca emorragie del retto, diarrea, dolori addominali, calo di peso, malessere, febbre. Il morbo di Crohn, invece, causano dolori nella parte centrale e inferiore dell’addome, evacuazione continue e semi liquide, debolezza, febbre: i sintomi possono scomparire nel giro di qualche giorno per poi ritornare; se non viene trattato, può causare occlusione intestinale.

Per prevenire tutti questi disturbi è importante curare l’alimentazione in modo da assicurare al proprio organismo una dieta ricca e variata. L’ideale sarebbe ritornare al tipo di alimentazione di 40-50 anni fa: ricca di frutta, verdura, fibre e sostanze antiossidanti. Bisogna evitare di eliminare dalla dieta a certi alimenti nella convinzione che facciano male all’organismo: meglio arricchirla, limitando piuttosto i cibi troppo raffinati tipici della lavorazione industriale. Anche lo stress ha un ruolo chiave in questo tipo di disturbi, che possono quindi essere alleviati correggendo gli stili di vita.

Un brutto record

Anche il fegato, la ghiandola più importante dell’apparato digerente, può essere colpito da vari tipi di disturbi. Il 20% circa della popolazione ha problemi epatici. I più gravi sono le infezioni virali, cioè le epatiti A, B, C, D ed E, ma sono molto diffusi anche i danni che derivano dall’uso sconsiderato di alcol e farmaci o da un’alimentazione non equilibrata. Negli ultimi trent’anni la percentuale di persone colpite da epatite si è ridotta: le più diffuse sono la B e la C, che si trasmettono attraverso il sangue e che oggi possono essere curate. Meno frequenti le altre, dovute soprattutto a condizioni igieniche scarse. Viceversa, insieme con la Spagna e Francia, l’Italia detiene un record negativo: siamo ai primi posti per le patologie del fegato legate all’alcol. Vino, birra e superalcolici, ma anche gli alimenti troppo grassi e calorici, possono sovraccaricare il fegato: per evitare danni è importante moderarne il consumo e mantenere un’alimentazione equilibrata.

Enzimi: i sette nani della digestione

Senza di loro non potremo utilizzare le sostanze nutritive presenti nei cibi che consumiamo. Gli enzimi sono i “sarti” dell’apparato digerente: tagliano e aggiustano le molecole dei cibi, troppo complesse per essere assorbite direttamente, facilitando le varie tappe del processo digestivo. Alcuni di essi sono specializzati nel taglia e cuci degli zuccheri: la ptialina o amilasi, per esempio, prodotta dalle ghiandole salivari contenuta nella saliva, trasforma gli amidi in maltosio, uno zucchero più semplice e più assimilabile. Altri si occupano invece della digestione delle proteine: è il caso della pepsina, prodotta dallo stomaco, che spezza queste molecole in peptoni, cioè gruppi di aminoacidi. Molti enzimi entrano in gioco nella digestione dei grassi: il loro compito principale è “ritagliare” dalle molecole il colesterolo e gli acidi grassi da inviare alle cellule dell’intestino.

Flora batterica: aiuto, mi hanno colonizzato!

Il nostro intestino ospita normalmente più o meno 200 specie diverse di batteri. A differenza di quelli che conosciamo, questi non provocano malattie e disturbi ma svolgono un ruolo benefico per il nostro organismo. Si chiamano probiotici (favoriscono cioè le funzioni vitali) e costituiscono la cosiddetta flora batterica intestinale, l’insieme di microrganismi che facilita l’attività dell’intestino e lo protegge dagli agenti patogeni. L’organismo di un adulto ne contiene alcuni miliardi, pari a circa 1 kg di peso, e li rinnova in continuazione, tanto che alla fine dell’anno ciascuno di noi ha eliminato una quantità di batteri pari al proprio peso corporeo. I più noti sono i lattobacilli e i bifidobatteri che, oltre a mantenere in equilibrio la flora batterica, stimolano l’immunità dell’intestino e lo proteggono dalle infezioni.

La flora batterica può essere alterata da cattive abitudini alimentari (troppi cibi raffinati) o dall’abuso di lassativi. Anche per questo negli ultimi anni si sta studiando la possibilità di creare alimenti probiotici, che contengono cioè microrganismi vivi derivati dalla fermentazione di latte, formaggi, verdure o soia. In commercio ci sono già yogurt e prodotti per neonati arricchiti con bifidobatteri oltre a integratori dietetici a base di probiotici. La difficoltà è mettere a punto alimenti i cui batteri riescano a sopravvivere lungo tutto il tratto digerente, fino all’intestino. I succhi gastrici e la competizione con gli altri batteri intestinali tendono infatti a eliminare gli organismi vivi: per questo i probiotici vengono aggiunti agli alimenti non digeribili di cui si nutrono.

Farmaci: cosa c’è dentro il flacone

Mal di stomaco, difficoltà a digerire, problemi intestinali. Molti disturbi del tratto gastrointestinale possono essere evitati quando l’alimentazione e gli stili di vita. In alcuni casi però può essere necessario ricorrere a un farmaco, ricordando sempre di non esagerare con le dosi: si tratta di medicinali, quindi vanno usati con moderazione e solo fino a quando persiste il disturbo. La maggior parte dei farmaci disponibili in farmacia serve ad alleviare il bruciore di stomaco, una condizione che si verifica quando l’acido cloridrico destinato alla digestione dei cibi viene prodotto in eccesso.

Gli antiacidi bilanciano l’acidità grazie ai principi attivi che contengono: bicarbonato o sali di calcio, alluminio e magnesio. In genere si trovano in compresse che possono essere acquistati in farmacia anche senza ricetta medica. Vanno assunti preferibilmente a distanza dai pasti. Possono alterare il pH dello stomaco e causare nausea e gonfiori addominali.

I citoprotettori sono farmaci a base di sucralfato che, una volta arrivati nello stomaco, si trasformano in un cielo che riveste protegge le pareti dello stomaco anche per diverse ore. Si utilizzano per curare le ulcere gastriche. Possono essere acquistati solo dietro ricetta medica e vanno presi per almeno quattro settimane, ripetendo poi la terapia a scopo preventivo. Se assunti per lunghi periodi possono indurre stitichezza.

Gli antistaminici contrastano la produzione di acido cloridrico e vengono impiegati per il bruciore di stomaco, l’ulcera e il reflusso gastroesofageo. Sono efficaci sia in prossimità dei pasti sia durante il digiuno ma hanno molti effetti collaterali: sonnolenza, vertigini, nausea, mal di testa, dolori muscolari.

Molto gettonati anche i farmaci per l’irregolarità intestinale, primi fra tutti i lassativi. Possono essere distinti in tre classi: di massa (costituiti da fibre idrofile che fanno aumentare la percentuale di acqua nelle feci rendendole più morbide e facili da espellere); o smorti (che trattengono più acqua nell’intestino); stimolanti (che provocano la contrazione della muscolatura intestinale). Vanno usati con parsimonia, perché possono causare dolori addominali, flatulenze e alterazioni della flora batterica.

Fegato e Pancreas: una questione ghiandolare

L’apparato digerente non funziona solo grazie agli organi: un ruolo importantissimo e svolto dalle ghiandole, che producono sostanze che facilitano la digestione. La più importante è il fegato, erroneamente confuso con un organo. Meno conosciute ma fondamentali sono le ghiandole salivari poste nel cavo orale, che producono la saliva; questa contiene ptialina, un enzima che trasforma gli amidi in uno zucchero più semplice.

Tra lo stomaco e l’intestino c’è il pancreas, una ghiandola di colore giallo-grigio lunga circa 13 cm. Produce enzimi che favoriscono la digestione nel tratto intestinale (come l’amilasi e la lipasi), ormoni che regolano il metabolismo degli zuccheri e vengono immessi nel sangue e bicarbonationi che contrastano l’acidità. Il pancreas è costituito da gruppi di cellule, le isole di Langerhans

Che strada fa il boccone

1 – Stomaco

È formato da fasci muscolari capaci di contrarsi. Qui il cibo, in forma di bolo, rimane da due a quattro ore ed è sottoposto all’azione dei succhi gastrici, composti da acido cloridrico, che scompone il cibo, e da un enzima, la pepsina, che trasforma le proteine in sostanze più semplici (peptoni). Il bolo viene trasformato in chimo, una sostanza biancastra che passa nell’intestino attraverso un foro chiamato piloro lo stomaco viene svuotato molto lentamente: circa 20 ml di chimo al minuto; se però contiene grossi pezzi di cibo o se il pH è superiore a 3,5 (quindi poco acido) può impiegare più tempo.

2 – Fegato

È una ghiandola rosso-bruna posta nella parte più alta dell’addome, a destra, sotto il diaframma. Pesa circa un chilo e mezzo ed è suddiviso in lobi. È un piccolo laboratorio che svolge molte funzioni: produce proteine, immagazzina zuccheri e grassi, disintossica l’organismo dalle sostanze nocive, regola la formazione dei globuli rossi e di altri componenti del sangue e secerne la bile, utile per l’assorbimento delle sostanze nutritive nell’intestino.

3 – Intestino tenue

Collega lo stomaco all’intestino crasso ed è lungo circa 6 m. Qui confluiscono i succhi prodotti da diverse ghiandole: il succo duodenale, composto da enzimi che trasformano i peptoni in aminoacidi e il maltosio in glucosio (più semplice); il succo pancreatico, che aggredisce i grassi; la bile, secreta dal fegato, che scioglie i grassi e stimola i movimenti intestinali. Il chimo passa attraverso il digiuno e l’ileo, il tratto più lungo e tortuoso dell’intestino e viene trasformato in chilo. Le sostanze nutritive vengono assorbite da circa 5 milioni di villi e trasferite nei capillari, da dove vengono poi inviate ai vari organi.

4 – Intestino crasso

Dopo circa tre ore il chilo passa nell’intestino crasso, un tubo lungo lungo circa 170 cm di lunghezza e sette di diametro che collega il tenue all’orifizio anale. Comunemente viene chiamato colon ed è suddiviso in varie parti: quella terminale, il retto, raccoglie gli scarti della digestione, che si arricchiscono di muco per poter essere espulsi attraverso l’ano. Il crasso assorbe l’acqua dal chilo proveniente dal tenue in modo da concentrare i materiali in esso contenuti e trasformarli in feci. È possibile vivere anche senza crasso: in casi di colite ulcerosa acuta può essere necessario asportarlo.

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